FIGLI DI ABRAMO

Quando

Ottobre 12, 2025    
8:30 pm - 10:00 pm

Nella sola Norvegia, ABRAHAMS BARN di Svein Tindberg ha superato i 150.000 spettatori, diventando un vero e proprio Blockbuster del Teatro di narrazione. Tradotto e diretto da Gianluca Iumiento, adattato e interpretato, in esclusiva per l’Italia, da Stefano Sabelli FIGLI DI ABRAMO, è una narrazione epica raccontata come un Mistero Buffo sulla vita e dinastia di Abramo, Patriarca e Profeta comune e condiviso dall’Ebraismo, dal Cristianesimo, dall’Islam.


Due compagni di viaggio, un attore e una guida palestinese appassionata di film western, da Gerusalemme, si mettono alla ricerca dell’Abramo perduto.

Affabulazione, ironia, riferimenti all’attualità sono le chiavi per rivivere, come in un Mistero buffo, Storia, Mito e Leggenda del primo credente monoteista dell’Umanità.

Abramo emerge come figura innovatrice, il cui perenne peregrinare dalla Mesopotamia all’Egitto, dalla Cisgiordania alla Penisola arabica, ha plasmato e scandito storie e culture di uomini e donne, dalla Notte dei Tempi.

Fuggendo da Ur dei Caldei, dov’era nato (capitale sumera, all’epoca profondamente politeista, considerata la città più antica al mondo), Abramo si mette in Viaggio, in tutti i sensi. Quello fisico, di primo profugo della Storia. Quello spirituale, di chi cerca oltre sé.

Lo spettacolo narra perciò il Viaggio di uno Zaddik – un Giusto – come la Torah definisce Abraham, piuttosto che di un Hanif – chi ha fede in modo puro – come il Corano appella Ibrahim.

Stefano Sabelli, adattando e interpretando per la prima volta il testo di Svein Tindberg fuori della Scandinavia, ripercorre il viaggio del Profeta comune delle tre grandi fedi monoteiste: Ebraismo, Cristianesimo e Islam.

La narrazione, arricchita di esperienze personali vissute dal protagonista in quell’area così complessa del Medioriente, trasforma il testo norvegese in un racconto, ugualmente colto, ma in qualche modo ancor più vivo, palpitante, paradossale e molto più mediterraneo e ironico dell’originale.

In questo, le musiche dal vivo curate da Manuel Petti svolgono un ruolo fondamentale di contrappunto alla narrazione, facilitano i salti temporali del testo e contribuiscono ad aprire finestre su culture diverse, ma fra loro da sempre intrecciate.

In un mondo segnato da polarizzazioni e divisioni, FIGLI DI ABRAMO evoca, nonostente tutto, la condivisione di un’epica che ha radici comuni nelle comunità monoteiste.

La narrazione di un percorso di terra e anima, alla ricerca di quella Terra Promessa, indicata ad Abramo dalla Voce creatrice, di cui si era messo in ascolto e con cui aveva stretto un patto.

L’infinito pellegrinaggio di colui che ha finito per essere il primo esule braccato dell’Umanità.

Un lungo Viaggio che avvolge tutto il Medio oriente e che mette in luce le origini comuni di tre grandi Fedi, le comuni discendenze di popoli gemelli e, purtroppo, anche i comuni conflitti ereditati e ancora perpetrati.

Riavvolgendo il nastro del suo Viaggio in Palestina, Stefano Sabelli, infine, ci conduce in un viaggio di consapevolezza, dentro e fuori di noi, in un mondo certo segnato da polarizzazioni e divisioni, ma dove FIGLI DI ABRAMO si pone come una narrazione epica che promuove una riflessione comune, mettendo in risalto, più che le differenze, i valori reciproci di comunità che da sempre vivono, si sviluppano e progrediscono una accanto all’altra, e che avrebbero solo necessità di riscoprire la reciproca consapevolezza di ciò.

Lo spettacolo è dedicato alla memoria di Padre Michele Piccirillo e dell’arch. Roberto Sabelli, grandi archeologi, amici e costruttori di pace in Palestina e nel Mondo


A PROPOSITO DI ABRAHAMS BURN di Svein Tindberg

Con momenti di istrionismo e divertimento e con altri più intensi e commossi, FIGLI DI ABRAMO, indaga l’origine comune delle tre grandi fedi monoteiste, entrando nel merito della loro discendenza abramitica. Racconta però, anche la Storia di conflitti perenni e incomprensibili, fra popoli “gemelli”, perpetrati in nome dello stesso Abramo, dei suoi figli – Ismaele e Isacco – e poi dei figli dei suoi figli.

Nella lettura comparata e sorprendente dei testi sacri, Torah, Vangelo, Corano, Abramo è sempre indicato come Patriarca e Profeta da tutti.  Capostipite, sia delle 12 tribù d’Israele, da cui nasce e si diffonde prima il Giudaismo e poi il Cristianesimo, sia delle 12 tribù arabiche, da cui nasce e si diffonde l’Islam. Tutti i discendenti di tali tribù si considerano così FIGLI DI ABRAMO. 

Il Problema, nasce poi forse dal fatto che ognuno racconti la Storia di Abramo, Abraham o Ibrahim – che dir si voglia – pro domo sua… Anzi, pro fede sua!

In Europa, come in Medio Oriente, o ovunque i FIGLI DI ABRAMO oggi vivano, più che raccontare i danni procurati da integralismi e conflitti di religione bisognerebbe, perciò, cercare, com’è intento del testo di Tindberg di narrare la storia di una florida interazione culturale, intellettuale e spirituale, dove tre grandi fedi, vivendo vicine, l’una accanto all’altra, si sono in realtà reciprocamente arricchite di valori comuni e universali. Segnando, in tal modo, molto del cammino dell’Umanità.

Questi sono i temi che il testo e lo spettacolo affrontano, in realtà, fin dalle prime battute. Affascinando con una affabulazione fatta di mille storie e mille miti connessi con Abramo che s’intrecciano fra loro, generando nuove storie e nuove tradizioni. Miti e Riti che ci sembra, forse, di aver dimenticato ma che sono fondamento e DNA delle nostre civiltà, delle nostre comunità, delle nostre complessità.

Al Teatro del Loto, come al Det Norske Teatret – il Teatro nazionale di Oslo – crediamo che oggi valga la pena tornare a proporre opere che superino il minimalismo e il solipsismo di tanta drammaturgia contemporanea. Per ritrovare il gusto di affrontare grandi temi e grandi narrazioni che, come in questo caso, possono contribuire a rimuovere barriere, diffidenze, incertezze, solitudini. Quelle che attanagliano il nostro vivere comune. Per evidenziare, piuttosto, paralleli e linee di pensiero che uniscono grandi fedi e grandi culture.

In un mondo in cui la polarizzazione tra laicismo e religiosità diventa sempre più autolesionismo che mina il nostro vivere – quando non ancor più esecrabile esercizio di potere – l’epica narrazione di ABRAHAMS BARN ha regalato, in Scandinavia, a migliaia di spettatori, la gioia di sentirsi Comunità. È auspicabile che in Italia accada lo stesso con FIGLI DI ABRAMO, produzione su cui il Teatro del LOTO ha molto scommesso.

A proposito di ABRAHAMS BARN Svein Tindberg scrive:

“Realizzare un’opera di teatro su uno dei capisaldi della cultura universale può sembrare opera insormontabile. Ma è stato meno complicato di quel che sembra. Queste sono storie fantastiche. In tutti i sensi! Il mio compito è stato tesserle fra loro per raccontarle come una storia nuova, bella e avvincente, capace di suscitare scintille di meraviglia negli occhi degli spettatori. Spero perciò che il pubblico esca dallo spettacolo con il sorriso sulle labbra ma anche con un po’ più di consapevolezza. Abbiamo bisogno di conoscerci meglio, l’uno con l’altro, se vogliamo essere in grado di vivere insieme. No?”

 

Segui il tour di Figli di Abramo

    12/10 - MOLFETTA (BA) - Teatro Babilonia
    11/11 - PATTI (ME) - Teatro B. Joppolo
    12/11 - ENNA - Teatro Comunale FP.Neglia
    13/11 - VITTORIA (RG) - Teatro Comunale
 14-15/10 - CATANIA - Picolo Teatro della Città
 16-17/11 - SAN CESARIO DI LECCE - Distilleria De Giorgi
 19-20/11 - PALMI (RC) - Teatro Comunale Manfroce
 21-22/11 - POLISTENA(RC) - Auditorium Comunale 
     4/12 - MERCATO SARACENO (Forlì-Cesena) - Palazzo Dolcini 
    12/12 - ZERO BRANCO (TV) - Teatro Commisso
 19-21/12 - NAPOLI - Cine Teatro La perla - Sala Troisi
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