C’è una lingua che non sta scritta nei libri… Una lingua che non è né tua né mia, e proprio per questo è di tutti. Dario Fo la sapeva usare per far parlare i suoi giullari, e Stefano Sabelli, in Figli di Abramo, la fa sua per raccontare una storia vecchia come il mondo, ma più viva che mai: la storia di un uomo che è padre di tre fedi e di troppi conflitti… Sul palco c’è solo lui, un attore, con le parole che gli corrono via dalla bocca e si fanno suono, gesto, ritmo… Alla fine, quando le luci si abbassano e le parole si fermano, resta addosso quella sensazione rara, quella che capita quando il teatro fa il suo mestiere fino in fondo: farti vedere il mondo con occhi nuovi
